ARTROSCOPIA ALLA SPALLA

L’artroscopia è forse il più grande progresso tecnologico della chirurgia ortopedica.
Alla diffusione della endoscopia del ginocchio a seguito quella della spalla e durante gli anni ’80 questa come era accaduto per il ginocchio ha fornito non soltanto una migliore comprensione della patologia ma è divenuta mezzo utilissimo nel trattamento di molte patologie della spalla.
Il trattamento della
patologia subacromiale comprese le lesioni della cuffia è oggi comune campo d’azione dell’artroscopia di spalla con risultati spesso eccellenti e con il sempre più raro ricorso alla chirurgia aperta anche per lesioni della cuffia dei rotatori di tipo massivo.
L’
instabilità anteriore della spalla (in lussazioni recidivanti della articolazione scapolo omerale) trova nell’endoscopia il GOLDSTANDARD del trattamento chirurgico.
Pertanto a tutt’oggi il trattamento artroscopico delle patologie delle diverse articolazioni che compongono la spalla risulta essere sempre di più la tecnica chirurgica di scelta.

ARTROSCOPIA ALLA SPALLA - Lesioni della cuffia dei Rotatori

I tendini sono strutture spesse come corde che connettono il muscolo all’osso. Una lesione del tendine della cuffia dei rotatori, usualmente si verifica per una usura dello stesso o una sua degenerazione legata all’età.
Spesso, anche un trauma
di lieve entità può determinare la rottura del tendine. Occasionalmente un singolo evento traumatico può essere la causa dei problemi. Nella maggior parte dei casi è possibile riparare la lesione. In circa il 10% questo non è possibile. In questa situazione, la rimozione del tessuto infiammatorio e cicatriziale e di eventuali speroni ossei aiuta a diminuire il dolore, ma l’uso del braccio al di sopra del capo non ritorna completamente alla norma. Raramente la condizione dell’articolazione può migliorare senza l’intervento chirurgico quando il tendine è rotto. Molto più spesso invece il dolore aumenta e il movimento e la forza diminuiscono. Fortunatamente questo avviene molto lentamente negli anni.L’intervento viene effettuato per suturare il tendine rotto sul suo normale punto di attacco all’osso. Durante l’intervento, rimuovo anche il tessuto infiammatorio della borsa, eventuali speroni ossei che possono ritardare la guarigione del tendine.
Nella maggior parte dei casi questo può essere eseguito in artroscopia, usando piccole incisioni cutanee. La tecnica artroscopica prevede l’uso
di 3 piccole incisioni di circa 1 cm ciascuna. Attraverso la 1° incisione introduco l’artroscopio che ci permette di guardare nella spalla. Le altre 2 incisioni vengono utilizzate per introdurre particolari strumenti che ci permettono di rimuovere tutto il tessuto infiammatorio e cicatriziale, come anche eventuali speroni ossei ed inoltre ci è possibile riparare il tendine rotto risuturandolo sulla sua sede normale.
Anche se riteniamo che l’intervento chirurgico sia
la migliore soluzione, vi sono altri trattamenti possibili: non fare nulla, e quindi convivere con il dolore e la limitazione funzionale; esercizi di terapia fisica; assunzione di farmaci o infiltrazioni.
Ognuna di queste soluzioni può avere una certa efficacia ma nella non condurrà alla guarigione. La guarigione si potrà ottenere solo con la
riparazione anatomica del danno e un attento e motivato ciclo di recupero funzionale post-operatorio del quale il paziente è l’attore principale. L’intervento può essere eseguito con blocco periferico che noi preferiamo in anestesia generale, entrambe le tecniche ci permettono di lavorare nella spalla senza problemi. Dopo l’intervento il braccio viene sorretto con un tutore. Per reggere il braccio dopo la chirurgia usiamo un tutore speciale assieme ad una particolare borsa del ghiaccio, per controllare il dolore ed il gonfiore.
Nulla potrà eliminare completamente il dolore, ma i farmaci, il tutore ed il ghiaccio cercheranno di controllarlo. I pazienti useranno il tutore per
6 settimane, ma potranno rimuoverlo per lavarsi e per vestirsi. L’uso del tutore è importante per permettere la migliore guarigione del tendine. Successivamente è previsto un periodo di rieducazione funzionale di circ 2 mesi.
Le Complicanze possono accadere. Fortunatamente sono estremamente rare.
La più comune riguarda
eventuali infezioni che possono verificarsi nell’1-2% dei casi. Danni neurologici possono verificarsi come temporanei o permanenti, in parziale o completa perdita di sensibilità dell’arto e/o del movimento (meno di 1%).Questo tipo di chirurgia ha una percentuale di successo dell’85-95%. La tecnica chirurgica usata è efficace e permette di recuperare la potenzialità funzionale della spalla danneggiata.

ARTROSCOPIA ALLA SPALLA - La spalla instabile

L’anatomia normale riconosce l’articolazione gleno omerale (G-O) come enartrosi, ma rispetto alle altre articolazioni della stessa classe essa ha una capacità di movimento altamente superiore. La G-O è una articolazione minimamente vincolata, che consente un ampio raggio di movimento normale della spalla bilanciando contemporaneamente mobilità e stabilità attraverso un complesso sistema capsulolegamentoso e muscolare. Tali condizioni anatomo-funzionali rendono questa articolazione a rischio di instabilità clinica.
Trattando l’instabilità di spalla si affronta un quadro con numerose possibilità cliniche, che nel tempo hanno dato vita a molte diverse classificazioni nel tentativo di ordinare le varietà anatomopatologiche delle lesioni e la loro reale qualità eziopatogenetica.
L’instabilità di spalla può essere descritta sulla base:
della direzione (anteriore,posteriore, inferiore, multidirezionale)
della gravità, che varia a seconda che si tratti di lussazione, sublussazione o microinstabilità
delle cause della instabilità iniziale, che sono fondamentali nella realizzazione di una classificazione delle instabilità di spalla e per pianificare il suo trattamento
della insorgenza cronologica della patologia (acuta; cronica;acuta in cronica)
Per questo ormai si fa universalmente riferimento ai tradizionali eponimi,
TUBS (traumatic instability, unidirectional, Bankart lesion) e AMBRI (atraumatic instability, multidirectional, bilateral, rehabilitation) che risultano più agevoli da utilizzare ma meno descrittivi con il risultato che in alcuni casi i pazienti cadono tra le due categorie, cosicché molti di essi non possono essere inseriti in questa classificazione.
Pertanto sono state create altre categorie come la
AIOS (acquired instability of overstressed shoulder) o altre classificazioni come quelle di Kvitne e Jobe e soprattutto di Gerber.
Il
corretto trattamento di una instabilità deriva dalla sua esatta classificazione che è possibile solo se vengono riconosciuti tutti i segni clinici e strumentali. Ciò si può ottenere solo con l’esecuzione di un buon esame clinico metodico ed accurato (anamnesi, ispezione, palpazione, mobilità, forza, test specifici) e ad un attenta valutazione strumentale (RMN). La lesione più comune è la lesione di Bankart che deriva dalle lussazioni scapolo-omerali anteriori. Questa può e deve essere riparata, oggi, in artroscopia. La tecnica di riparazione artroscopica della instabilità di spalla è un intervento delicato che necessita di una lunga curva di apprendimento ma che offre a chirurgo e paziente un risultato superiore. L’intervento viene effettuato attraverso l’utilizzo di un sistema visivo con ottica e telecamera che viene introdotto, attraverso una piccola incisione di 1 cm eseguita sulla faccia posteriore della spalla, all’interno della cavità gleno-omerale.
Poi mediante altri due piccoli accessi anteriori si introducono gli strumenti chirurgici che permetteranno la riparazione del danno. Questa viene effettuata con suture montate su ancore avvitate che vengono introdotte direttamente nell’osso a livello della lesione riscontrata.l’arte del chirurgo sta nel bilanciare ricostruzione anatomica e funzionale a secondo delle
diverse lassità che si possono identificare. Dopo l’intervento il paziente dovrà restare immobilizzato con tutore reggibraccio in adduzione per 30gg, poi dovra affrontare un periodo di recupero funzionale di almeno due mesi.

Joomla templates by a4joomla