TRAUMATOLOGIA

La Traumatologia è la disciplina che si occupa dello studio e della cura delle lesioni traumatiche in generale. La parte di essa che concerne l’apparato locomotore è di competenza strettamente ortopedica; per definizione l’Ortopedia è infatti la chirurgia degli organi di movimento.
Tra le
specialità medico chirurgiche la traumatologia è certamente quella che ha origini più antiche ed è nello stesso tempo quella che ha fatto negli ultimi anni i maggiori progressi, gli infortuni della strada e del lavoro sono le principali cause di lesioni traumatiche dell’apparato locomotore.
I processi di riparazione delle
strutture muscolo-scheletriche sono di importanza cruciale per la sopravvivenza dei vertebrati, pertanto nel corso di anni e anni di evoluzione tali processi si sono sempre più perfezionati così da essere efficaci non solo per la guarigione ma anche per il ripristino della normale funzione delle strutture muscolo-scheletriche.
Compito del
chirurgo ortopedico è pertanto quello di seguire, facilitare i processi di guarigione e non di imporli, perché non corrette procedure terapeutiche possono ritardare se non impedire una completa “restitutio ad integrum”.

ortopedia-traumatologia image004Con il termine di "frattura" si intende una soluzione di continuo, completa od incompleta di un osso, ed un corretto approccio terapeutico prevede la riduzione della frattura, cioè il ripristino della normale morfologia del segmento scheletrico fratturato, con il conseguimento di un soddisfacente allineamento dei monconi di frattura e la stabilizzazione cioè l’impiego di metodiche incruente o cruente che mantengano la riduzione ottenuta.
Le metodiche incruente prevedono l’utilizzo di
fasciature, bendaggi, apparecchi gessati; le metodiche cruenti sono degli interventi chirurgici con l’impiego di mezzi di sintesi quali le placche, i chiodi, ecc.
La
sintesi può essere applicata a cielo chiuso cioè senza apertura del focolaio di frattura (chiodi endomidollari, fissatori esterni), o a cielo aperto (viti e placche).
La
scelta di una metodica piuttosto di una altra dipende dal tipo di frattura, dalla sede, dalle esperienze del chirurgo, ecc.
Il traumatologo oltre che della
riparazione anatomica delle ossa e delle articolazioni colpite dal trauma deve tener conto delle condizioni generali del paziente e del suo recupero funzionale: il recupero della funzione anzi è preminente per importanza rispetto alla riparazione anatomica.
Infatti quest’ultima può essere anche accettabile, ma il recupero funzionale deve essere il più perfetto possibile

TRAUMATOLOGIA - Complicazioni possibili

Da recenti dati riportati in letteratura risulta evidente che il tasso di mortalità da trauma risente in modo estremamente sensibile del livello dei soccorsi preospedalieri e dell’assistenza ospedaliera.
Infatti in molti ospedali l’approccio al politrauma avviene secondo modalità di trattamento il più delle volte empirico, ed in assenza di linee guida standardizzate e condivise fra gli specialisti coinvolti.
L’istituzione di
trauma teams costituito da vari specialisti medici e da infermieri che abbiano avuto tutti uno stesso iter formativo (ATLS ad esempio) e che seguano tutti uno stesso protocollo terapeutico può diminuire sensibilmente la mortalità da trauma. Nei traumi muscolo-scheletrici gravi occorre innanzitutto riconoscere e saper trattare le complicanze immediate che possono compromettere la vita del paziente, queste sono:
• Emorragia
• Sindrome compartimentale
• Embolia grassosa
• Sindrome da schiacciamento
L’
emorragia può essere interna o esterna, nel primo caso occorre esercitare una compressione diretta sulla zona sanguinante, nel secondo caso può giovare l’applicazione di uno splint (tutore o gesso) o di una trazione; ovviamente in entrambi i casi somministrazione immediata di liquidi.
Qualora l’emorragia non fosse dominata allora occorre portare il paziente in sala operatoria. L’immobilizzazione immediata con tutore o trazione oltre al controllo dell’emorragia permette di alleviare il dolore e prevenire ulteriori lesioni nelle parti molli da parte dei monconi di frattura.
Le fratture del bacino rappresentano una frequente causa di emorragia interna di difficile controllo se non mediante la riduzione e stabilizzazione immediata della frattura con sintesi, in genere un
Fissatore Assiale Esterno (FEA).

La sindrome compartimentale si sviluppa quando la pressione all’interno di un compartimento miofasciale crea una ischemia. Un arto particolarmente dolente, edematoso, tumido può far pensare all’instaurarsi di tale patologia.
La scomparsa del polso arteriso avviene tardivamente quando la sindrome si è innescata. E’ una patologia tipica delle fratture sovracondiloidee dei bambini, la diagnosi rapida ed il trattamento chirurgico immediato rappresentano la unica soluzione per evitare come reliquato la paralisi totale dell’arto superiore (avambraccio e mano).

L’embolia grassosa si manifesta più frequentemente nelle fratture delle ossa lunghe, per dismissione in circolo del midollo osseo. Non è frequente i segni clinici sono legati alla compromissione della dinamica respiratoria.
La
sindrome da schiacciamento è una altra causa di morte del politrauma e la sua immediata diagnosi è molto importante. Nelle gravi lesioni il danno muscolare mette in circolo dedriti (mioglobina) che si depositano nel rene e portano ad una grave insufficienza renale spesso letale per il paziente.
Il monitoraggio di pazienti a rischio per le lesioni precedentemente descritte e l’individuazione dei primi segni da parte del personale medico e infermieristico sono molto importanti per la sopravvivenza del paziente. Una volta superati i rischi per la vita del paziente occorre occuparsi del trattamento della frattura. Un trattamento adeguato prevede la buona riduzione della frattura e una sintesi stabile. La sintesi varia in rapporto al tipo di frattura (vite, chiodo, placca, ecc.) tuttavia l’obiettivo da perseguire è quello di mettere il paziente in condizioni di essere mobilizzato il più presto possibile.
Come abbiamo già detto il consolidamento in ottima posizione di una frattura ha ben scarso valore se è poi accompagnato da una più o meno grave rigidità delle articolazioni vicine, meglio una non buona riduzione che avere come postumo una limitazione funzionale permanente di un arto.
La stabilizzazione precoce ed efficace di una frattura specie in una persona anziana previene il rischio di piaghe da decubito, polmoniti da stasi, infezione delle vie urinarie che portano al decesso del paziente. Ha quindi una
importanza indiscutibile lo stretto rapporto fra il chirurgo operatore, il personale sanitario infermieristico e riabilitativo che devono lavorare insieme per ottenere il rapido recupero delle condizioni motorie del paziente stesso al fine di prevenire le complicanze generali (infezioni e decubiti) e quelle locali (rigidità articolari, calcificazioni articolari e muscolari).

Joomla templates by a4joomla